Equo compenso o SIAE sui dischi: tassa pro UK.

Il Governo Italiano in questi giorni ha fatto entrare in vigore l’equo compenso (o SIAE) sui dispositivi digitali che hanno (o possono avere) un disco e dunque capacità di archiviazione.

Parliamoci chiaro. La SIAE era applicata ai CD e ai DVD ma questi, ormai da anni (anche l’Europa se n’è accorta solo ora), non venivano più venduti con i volumi consistenti del passato e gli utenti, anzichè archiviare su CD o DVD, archiviano su HDD, flash-drive, dischi esterni, NAS, ecc. La quantità di questi ultimi è molto più consistente e soprattutto ha un ricambio costante. Ecco che arriva così la tassa sui dispositivi di archiviazione digitale imposta dall’Europa (questa non dovrebbe essere definita come tassa…ma onestamente tale mi pare).

Va bene la tassa ma…siamo sicuri che porti beneficio a lungo termine? Lo Stato Italiano conta di incassare molto denaro nel breve periodo…ma nel lungo periodo? C’è lungimiranza? La risposta è semplice: nel lungo periodo il denaro incassato sarà sempre meno fino ad essere ininfluente. Questa deduzione non l’ho avuta solo io ed è dettata da una ragione principale: il web.

Equo compenso o SIAE sui dischi: tassa pro UK.

Secondo me il web giocherà un fattore importante contro l’equo compenso nel medio lungo periodo. Oggi si acquista ancora poco online in Italia, se ci confrontiamo con altri Stati, ma tale valore è destinato a crescere (e sensibilmente con la crescita dei giovani italiani, quelli che oggi non hanno ancora potere di acquisto).

Detto questo possiamo dire che già oggi il web permette di acquistare un disco da 1 Tera sia in Italia sia in Inghilterra. Il negozio italiano dovrà applicare la SIAE mentre lo stato inglese no. Inoltre, come è noto, la tassazione inglese è estremamente più bassa di quella italiana.

E’ dunque facile dedurre che se noi acquistiamo un disco dall’Inghilterra ci costerà meno che acquistarlo in Italia (il trasporto incide poco nonostante la distanza).

Lo Stato Italiano, secondo me, perderà il denaro della SIAE e non solo: perderà tutto quel denaro che proviene dalla vendita effettuata in Italia di un prodotto. Si vedono già i primi risultati mentre sto scrivendo questo articolo. A distanza di soli 7 giorni!

Non penso di avere una mente fenomenale. Se il confronto è con la mente del ministro Franceschini (il firmatario del decreto sull’equo compenso)…allora si. Ho una mente fenomenale :)

Causa-effetto della legge in tempo reale!

Una volta scritto l’articolo, mi distraggo, faccio altro per liberare la mente e poi torno a leggerlo per l’ultima correzione. Oggi, prima di pubblicare questo articolo, sono andato sul Sole24h e ho letto che “Apple ha aumentato i prezzi a causa dell’equo compenso”. Toh…c’ho una mente ecceziunale! …no. Macchè! E’ il buon Franceschini che ha una visione limitata.

Apple aumenta prezzi equo compenso

Dicevo. Apple ha annunciato che aumenterà con effetto immediato i prezzi dopo il decreto sull’equo compenso (quello sulla SIAE). Franceschini, il firmatario del decreto, su Twitter “risponde” così: pagano solo i clienti italiani.

Cosa pensavano Franceschini & Co.?!? Che i grandi produttori non tenessero conto della nuova tassa e non aumentassero i costi in proporzione agli eventi che questa avrebbe provocato? Un po’ di lungimiranza Franceschini!

Non pensate anche voi che se Apple può vendere un articolo ad un prezzo superiore lo fa? Non lo fareste anche voi al posto di Apple? Se oggi un utente acquista un iPhone dall’Inghilterra lo troverà ad una cifra inferiore di 30 euro rispetto a ieri. E ieri costava già meno, dunque il divario è cresciuto ancora. Franceschini…perchè io dovrei comprare un iPhone in Italia e pagarlo 50 euro in più?

Dunque, nel lungo periodo, servirà solo a contrastare quegli imprenditori che vorrebbero vendere tecnologia sul web. Sbaglio? Correggetemi! Aiutatemi a capire perchè non riesco.

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